Biografia...nuda e cruda
…Un due tre, un due tre passo…
Don Peppo, l'ex podestà percorre il corridoio avanti e indietro. Un lungo corridoio di circa dieci metri. A sinistra la parete con tante foto del duce. A destra una lunga vetrata che si affaccia sul giardino. Appena dopo il corridoio una sala da pranzo ben arredata. Un tavolo rotondo al centro della stanza con sopra la settimana incom, la domenica del corriere ed il mattino con le pagine sportive color rosa cipolla. …Un due tre, un due tre passo…Don Peppo è vestito da militare, si sente lo scricchiolìo degli anfibi. Quando si gira batte il tacco, mani al panciotto, testa in su, labbro inferiore che spinge il superiore fino ad arrricciarlo…proprio come Benito.
Siamo nel 1965 ma per Don Peppo non è passato nemmeno un giorno da quel  famoso "ventennio fascista". Mia sorella Elisa, sua domestica, lo chiama e lo chiama più volte. È pronto il pranzo. Quei maccheroni bianchi con il filo d'olio sono fumanti e gia sono a tavola, ma lui imperterrito continua a marciare. La voce di Elisa si sente a distanza quando chiama Don Peppo, fin sulla strada del "corso carlo di Tocco". Poi si affaccia sulla finestra e mi chiama: vieni Tonino, vieni su che oggi ti faccio mangiare la mozzarella di Montesarchio. Don Peppo ti ha conservato un dolce, però prima gli devi cantare una canzone. Il grande portone di colore verde è chiuso, io e Tommaso bussiamo il battente. Donna Esterina la moglie di don Peppo, apre il portone con un filo attaccato alla mascatura collegato con il piano di sopra. Con le nostre esili spalle lo spalanchiamo piano piano facendo il verso in play back a quell'immancabile rumore séééé séééé. Sotto le arcate dell'atrio vicino ad uno stemma fascista c'è una scritta: "viva il duce". A sinistra dell'atrio, un'inferriata sempre chiusa. Dentro quella stanza don Peppo faceva manganellare la povera gente ai "tempi". Appena dopo l'inferriata, una grande scalinata, poi un pianerottolo, a sinistra ci abitano le sorelle del podestà soprannominate  "i pupùni". Fanno paura ma sono buone di cuore. Basse e rotonde con la faccia incipriata e labbra carnose insudiciate da un rossetto rosso fuoco. I pupuni aprono la porta e come le donnine killer con gli occhi spalancati ad un centimetro dalla telecamera cercano di acchiapparci. Ce la facciamo quasi sotto. Menomale che Don Peppo apre subito la porta… Ed inizia come ogni giorno l'interrogazione:
Come ti chiami?
Antonio Fusco
Dove sei nato?
A Tocco Caudio
Provincia di?
Benevento
Tuo padre come si chiama?
Domenico
Tua madre?
Colomba
Tre pe tre quanto fa?
Sei    

Bene ciuccio
Stiamo ancora alla tabellina del due risponde Tommaso
Se oggi non mi canti "Ogni volta" niente mozzarella e niente dolce.
Salii sul tavolo rotondo e cantai "Ogni volta" di Paul Anka, l'avevo imparata benissimo e facevo anche la mossa.
I primi applausi, pochi ma densi.
Quel brav'uomo dell'ex podestà mi promise di portarmi a Napoli per una prova da uno che conosceva. Don Ennio, un signorotto di paese, tanto buono dal cuore nobile, era innamorato della mia voce alla Marcellino pane e vino, fu colui che mi diede il primo cachét per quella canzone: un cornetto Toseroni e venti lire. Questa è una delle scene che riposa sui gradini del cuore per ossigenarmi l'anima ed è come fiammella nei giorni fottuti. Rimini, Riccione, Viareggio, il mare, la dolce vita, Roma, via Veneto, le gonne a fiori e a palloncini che scendevano a Campana. Quanti cantanti, quante cover, sembravano italiane quelle melodie, ma il novanta per cento erano tutte anglo americane. I nostri cantanti ci mettevano solo il testo in italiano. Alcuni stranieri, però, cantavano i loro pezzi in italiano, come Paul Anka ed altri. Milioni di dischi venduti, vendevano tutti. Robertino, Bruno Filippini, Gianni Morandi, Rita Pavone…mamma mia quanti! C'èrano pure i 45 giri falsi. Un venditore ambulante, con una 1100 verde scuro veniva tutti i sabato a venderli. Sembravano originali ma non lo erano. Ad inciderli era un cantante di Napoli che si faceva chiamare Buddy ed imitava tutti i cantanti di Sanremo. Quel cantante poi diventò di successo con il suo vero nome Gianni Nazzaro. Anni d'oro della musica leggera italiana. Quante manifestazioni, quanti concorsi, i cantanti erano sempre in competizione. Il cantagiro, canzonissima, Castrocaro, il festival di Napoli, il festival di Sanremo…la televisione…e chi poteva comprarla…? dove andare a vedere i nostri idoli? Con mia sorella Eutilia eravamo ospiti fissi, sempre in prima fila, nel cucinino di Ze Gina. Mia sorella era una fan di Luigi Tenco ed io lo so quanto pianse quella sera che il cantautore di Genova si tolse la vita.
…e la notte che presero il vino e ci lavarono la strada, chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada. Ero ragazzo, certe cose non le capivo fino in fondo, però mi accorsi che la musica leggera non era un gioco, era una cosa seria e poteva creare anche problemi esistenziali!? Mah! Ero diventato famoso a Tocco Caudio e limitrofi. Bambino prodigio, imparai un intero copione nella recita di Natale con la signorina Amalia Papa che faceva da regista. Cantavo in chiesa, durante le gite con Don Antonio, nelle feste scolastiche con la mia maestra preferita Irma Simeone di Castelpoto. Credo di essere stato molto desiderato anche da tante ragazzine e cosi nascevano i primi amori belli, confusi e saporiti, sulle scale della chiesa o sotto un portone con la gatta che spiava e spiava sull'uscio o su un davanzale. Anni d'oro quegli anni sessanta, l'Italia era davvero un giardino fiorito, ma nei paesini del sud si respirava ancora polvere, il cielo era troppo basso, quasi di cartone, cielo medioevale, di stelle come spade con un padreterno sempre distante…eppure si viveva felici a Rio Bo. Come Rio Bo il mio paesino Tocco Caudio, cucuzzolo di casette sopra una massa tufacea. Noi, sotto i panni stesi al sole, credevamo ai santi e leggevamo  fumetti e fotoromanzi con quei volti belli dei protagonisti Franco Dani, Franco Gasparri, Katiuscia, Blek, Tex e Capitan Miki. Le nostre donne belle nel corso di una piena, di facile preghiera, madri, sorelle, curvate all'orizzonte e dal destino, sposate al Dio del pianto ma con la grinta da passaporto, per superare ogni frontiera spinata. Il sogno! Quello di mia madre, il sogno da coltivare, innaffiato ogni giorno per poterlo coronare, un sogno magico e non certo per se. Che forza grande, che uragano il cuore di mia madre! A mio padre piaceva tanto quando gli cantavo "ogni volta", ma quando se ne andò a Milano a lavorare mi disse che sarebbe stato meglio andare a scuola e di lasciar perdere il canto. In quegli anni macinavo concorsi di voci nuove a ripetizione, non ce n'era per nessuno, li vincevo tutti. Mamma per pagarmi le iscrizioni vendeva il formaggio di capra ai signori che venivano da Napoli a comprarlo. Lei e la signorina  Aurora de Duonni mia professoressa di lettere furono le mie prime fan. Il prete Don Antonio mi dava le prime lezioni di pianoforte e Maria Papa mi fece registrare il primo provino con un registratore a bobina di marca geloso. La canzone era  il ragazzo che sorride di Al Bano. Lo mandammo ad un concorso a Milano organizzato dalla Baby Record, ma ahimè lo vinse Pupo. In uno dei tanti concorsi, incontrai una signorina, faceva parte della giuria, il suo voto fu il più basso, sei. I mie paesani con in testa Geppino di ze Rachele se la stavano mangiando. Non piacevo a quella signorina, tanto che dopo qualche anno, appena finito di fare il chierichetto me la sposai e con lei vivo ancora oggi.
Don Antonio il prete mi dava le prime lezioni di pianoforte. Mi fece conoscere Tonino Caporaso un grande violinista di Napoli, che insieme al suo amico Roberto Murolo, mi procurarono il primo contratto discografico con la Gulp record di via Santa Lucia. Aveva gli studi proprio sotto la casa di Massimo Ranieri ed io sognavo, sognavo… Sognavo il festival di Castrocaro, era un trampolino di lancio per Sanremo. Era una cosa molto difficile, erano migliaia i concorrenti che ogni anno vi partecipavano, da li era passata Gigliola Cinquetti tanto per fare un esempio e poi tanti altri diventati famosi. Difficile, difficile, e impossibile che uno di Tocco Caudio possa andare a Castrocaro. Deffecele deffecele, ci vuonno li sordi  dicevano i miei paesani. Quella mia dolce mamma con i soldi che papà mandava a casa, comprò altre quattro capre per aggiungerle alle sei che avevamo, cosi poteva fare tanto formaggio e pagarmi pure l'iscrizione a Castrocaro. Coltivare un sogno è difficile per tutti figuriamoci per i ragazzi poveri come me. Ci tentai  con un pezzo di Al Bano era il 70, ma nessuno comunicazione ebbi da quel concorso…forse sbagliai a compilare il modulo…chissà…forse la cassetta non arrivò mai....si perse a Forlì e a Castrocaro non arrivò. Ce sta tiempo mi rincuorò mia madre. Intanto ogni estate appena finivo la scuola andavo a trovare le mie sorelle e mio fratello a Londra.  La prima volta mamma mi diede centocinquantamilalire (avevamo raccolto molti quintali di ciliegie e venduto molto formaggio di capra) dovevano bastarmi per la vacanza ed il viaggio. Prima di prendere il treno alla stazione centrale di Garibaldi a Napoli, andai a comprarmi una bella chitarra di marca Eko. Da Totthenam, dove abitava mio fratello, tutti i giorni prendevo il bus 279 per arrivare al centro. Quanta gente a Piccadilly! Poi giravo nei parck in cerca di qualche inglesina. Le ragazze inglesi erano un traguardo da raggiungere.Mia sorella mi diceva spesso che assomigliavo a David Cassidy. Un giorno presi la metropolitana…e fu proprio un giorno degli inizi anni settanta che prima di salire le scale ed uscire fuori dalla metro vidi un menestrello e me ne innamorai.
Una voce stridula ti trascinava, un ragazzo con una voce bella ti coinolgeva e ti spingeva a fermarti. Strano e curioso  per come si muoveva. Quel ragazzo aveva i capelli ricci e nerissimi, non molto alto. Suonava una chitarra a dodici corde, anch'essa come la mia di marca Eko, armonica e kazoo contemporaneamente. Sotto la metro faceva un mini concerto molto accattivante. Diventammo amici e tutti i giorni lo andavo a trovare. Mi diede qualche lezione di chitarra e mi imparò a prendere anche gli accordi col barrè. A Londra, con i pochi accordi che avevo imparato, sul classico Re maggiore composi la mia prima canzone dedicata ad una chitarra ed una ragazza, dal titolo appropriato amore mio chitarra mia.Venni in Italia, accesi la televisione e su rai uno c'èra quel menestrello che cantava una canzone dal titolo salvate il salvabile: sotto la metropoltana di Londra avevo conosciuto Edoardo Bennato. Ritentai poi successivamente al festival di Castrocaro. Il  lunedi spedii la cassetta, il venerdi mi convocarono nei pressi di mezzocannone  in via san Pietro a Maiella negli studi della Bideri di Napoli. Vedere Gianni Ravera divertito  davanti a me a sentire le mie canzoni - favole che parlavano di animali della foresta con satira profonda, era qualcosa di magico. E quando mi disse: ci vediamo a Castrocaro diventai elettrico. Non riuscivo a crederci, avevo cantato un pezzo di Fausto Leali America ma non gli era piaciuto, poi cantai il leone della foresta quasi per scherzo ed era piaciuto…mah! Per Ravera era un genere molto originale. Qualche mese dopo tanti cantanti, come Lauzi, Morandi, Branduardi cantarono pezzi satirici con protagonisti tartarughe, topolini, ghiri ecc…copiarono da me! Ma noooooo! Lungo le strade di Napoli, con la mia cinquecento blu turchino con accanto quella signorina in giuria del famoso SEI, sfrecciavo come un matto. Ancora oggi è un nodo in gola quel pianto di gioia di quella mia bella mamma. I giornali riportarono la notizia che i partecipanti a quell'edizione erano stati circa seimila, nella sola regione Campania i partecipanti erano stati piu di mille e a superare il turno erano stati solo tre, Aldo Poli, Albereto Calì e Antonio Fusco.

Sedici settembre, diretta Rai uno. Dodici concorrenti in gara. C'è la finale del festival di Castrocaro un intera provincia di Benevento davanti alla tivvù in bianco e nero. Tra i finalisti c'è anche un certo Antonio Fusco. La voce del presentatore Mike Bongiorno diventa magica e riecheggia prepotente tra i vicoli del borgo Longobardo di Tocco Caudio. Arrivai terzo. Poi mi toccò partecipare anche alla gondola di Venezia altra manifestazione abbinata a quel Castrocaro. Tante serate di piazza ad imitare, ormai diventato mio idolo, Edoardo Bennato. Chitarra armonica e Kazoo. Inizio a fare il professionista, ma sulle spalle oltre alla chitarra avevo anche moglie e mia figlia Colombina.











Cantante ragazzo padre, emigrante prima a Milano, a Como (lavapiatti a 360 gradi con il mio amico Carmine. Ci chiamavano i batteristi per come lanciavano i piatti negli spazzoloni) e poi a Firenze…quante difficoltà! Qualche sbandata da fragile donnaiolo. Mia moglie  mi scivolava sempre tra le dita, amore come dolce galera, amore immenso tra i denti e una piena.









Maledetta Firenze! In uno dei mie continui spostamenti da emigrante, andando verso quella splendida città che mi aveva accolto, sull'autostrada persi un fiore, il piu bello nel giardino del cuore. La speranza di vedermi realizzato era il gioco del destino, il  mio destino,ci ha tradito da vigliacco e non l'avremmo meritato. Quella notte, ricordo tutto quanto ci successe e non posso più scordarlo perché niente  poi è più grande. Su quel vecchio comodino è rimasto il tuo ritratto….
Mia madre se ne volò via, era seduta in macchina accanto a me. Tutte le notti ti ho sognata in ogni angolo del mondo ti ho trovata Cielo immenso quanti brividi dai,mare da navigare ci voglio naufragare madre mia ti ricordi mi accarezzavi quando mi cantavi la ninna nanna sulle tue ginocchia. Non volli piu fare l'emigrante, volevo cantare, era la mia passione, era cio che mi riusciva meglio di ogni altra cosa e i soldi chi me li dava per mia moglie e mia figlia?

Chiusi con Firenze, vendetti la mia 127 nuova e comprai un piccolo bar al mio paese, diventai barista. Ma ero nervosissimo, non riuscivo più a dormire, fissavo la soffitta, piangevo notte e giorno, la presenza di mia madre era importante per me e lei non c'era. L'ex proprietaria del bar la prima raccomandazione che mi fece era di comportarmi bene con la "cocchiara" e "i Lippi lappi" . Chi erano costoro? La cocchiara era l'amministrazione comunale e i lippi lappi erano tutti gli abbuffini che ci giravano intorno. Fu tutto il contrario per mia scelta e pagai le conseguenze. Avevo letto Che Guevara, mi piaceva e lo spalmavo su tutto come nutella. Il primo anno andai bene, mi comprai un'altra macchina un 128 Rally, comprai anche un juke box per sentire Umberto Tozzi e le sue Gloria, Stella stai, Mino Vergnaghi e la sua Parigi addio. Poi in quel piccolo bar rimasi da solo con Don Ettore, Zi Edmondo e il cane di don Ettore, Nerone. Quegli esseri democristiani balordi e cattivissimi mi fecero il terreno bruciato intorno. Diventai anche violento. Qualcuno lo menai…anzi più di qualcuno ed almeno qualche altro, anche se passano gli anni è ancora sottotiro…spero tanto non averci a che fare.Il bar lo chiudevo alle otto di sera. Con mia moglie e Colombina sul sedile della mia cinquecento blu andavo sulle piazze, continuando ad imitare Bennato. Ero un cantautore di sinistra convinto. In piazza rimanevano molti giovani ad ascoltarmi. Il signor Mario Muto fu  il primo vero impresario: centomilalire a serata. Che me ne fregava del bar e dei lippi lappi!? Il pensiero di mia madre mi attanagliava, aspettavo la sera per andare a dormire e pregavo Dio perché mi venisse in sogno. Spesso succedeva e quando mi svegliavo avevo il viso bagnato attraversato da lacrime che solcavano e scendevano come lame taglienti

Il sig. Muto mi procacciava tante serate. Con mia moglie e Colombina mia figlia, il cane fufi e la mia chitarra a dodici corde rossogialloEko partivamo con la 500L per i paesini dell'avellinese, del foggiano  e del potentino. Una sera dopo lo spettacolo nel tornare a casa, dopo dieci chilometri non funzionarono più  i fari di quel bolide di macchina. Colombina dormiva, fufi altrettanto, mia moglie non ne parliamo. Accesi le frecce, una volta quelle di destra e una volta quelle di sinistra. Fino a Tocco Caudio furono 80 chilometri di "lampeggi".

Lungo il corso Carlo di Tocco si correva e si urlava, tutti urlavano, piangevano e si cercavano, si chiamavano ad alta voce. Chiamavo mia moglie, Colombina, c'èra buio, la luce era andata via, i torrenti dall'alto della rupe si sentivano come se fossero uragani, sembrava che piangessero…e poi le pietre che cadevano dai tetti delle case, i bambini non sapevano se andare su o giu del corso, piangevano disperati, qualcuno aveva perso sua madre…il prete ci aspettava sul piazzale. Affannati e paurosi, tremanti, arrivammo sul piazzale, lontano dalle case, come pazzi girammo uno dietro l'altro a fila indiana e a cerchio, poi ci inginocchiammo e pregammo con lo sguardo rivolto al santuario di San Cosma e Damiano. Erano le 19,30 del 23 novembre…era IL TERREMOTO!

Arrivò un angelo. Nei momenti bui, ne avevo sempre uno dietro l'angolo appostato. Eugenio Ripolino, un "ricco" di Tocco. Aveva sentito parlare di me e della mia, a detta di molti "bella voce". Mi portò a Napoli, presso gli studi della "studio sette" e mi fece incidere il mio primo 45 giri dal titolo "un romanzo farò" lato B "buon compleanno" Gli arrangiamenti furono curati dal mio gruppo l'ultima Galassia, veri musicisti con il  leader un certo Erasmo Petringa oggi arrangiatore dei fratelli Eugenio ed Eduardo Bennato. Due giorni di sala, quindici per lo stampaggio, dieci per vendere tutte le copie stampate ed un mese per diventare un fenomeno prima regionale e poi di tutto il centro sud. Le radio trasmettevano da mattina a sera sia il lato A che il lato B. In particolare ricordo Radio Ufita che a furia di trasmettere in continuazione le mie canzoni qualcuno la chiamò Radio Tonino Fusco. C'erano le richieste con le dediche, ed io andavo fortissimo. Le serate raddoppiarono. Che bello andare sulle piazze da divo…diciamo! I concerti erano sempre affollati. Quello di Cusano Mutri fu il più bello, quanti autografi!            
Le ragazzine mi scrivevano ed io vivevo un sogno bellissimo senza accorgermene. Ci fu anche un'apparizione su una televisione privata tra le più forti d'Italia Canale 21 di Napoli, un'apparizione su Rai tre da Villa D'Agri. Mi ascoltavano su Radio Cassino, Radio Fondi, Radio Ferrantina e tante altre. Ringrazio ancora dal profondo del cuore Il mio primo produttore Eugenio Ripolino, mi aveva regalato in modo genuino, senza interessi il mio primo vero sogno.

Al veglione di capodanno in provincia di Avellino incontrai un signore molto raffinato. Parlammo a lungo intorno al suo tavolo pieno di champagne costoso. Per la verità lo ascoltavo poco, perché avevo incominciato a filtrare con quella che gli stava accanto. Lui era mezzo ubriaco, però molto intelligente. Se ne accorse e mi disse che in Svizzera ce ne erano di più belle. Si fece sentire qualche giorno dopo e mi diede il telefono di un discografico di Roma che conosceva. Era Michele Armetta, il direttore artistico e amministratore unico della Mia Record di via Mazzini. Colui che aveva scritto, secondo me uno dei pezzi più banali della musica leggera, ma senz'altro uno dei più gettonati per aver venduto milioni e milioni di dischi in tutto il mondo, sto parlando di Piccolo fiore dei Teppisti dei sogni. Armetta mi fece incidere "Non vivrò", lato B "Come ti chiami?" Incisi a spese mie, e che cazzo di produttore era? Mi domandavo. Mi procurò la partecipazione a Discoinverno di Gianni Naso. Mi fece pagare l'iscrizione, un milione e trecentomilalire, giusto il premio di allattamento che prese mia moglie per la nascita di mio figlio Domenico. Si dovevano spedire tante cartoline attraverso i settimanali di Cioè, Intrepido e Ragazza in. Ero gia mezzo famoso, le ragazzine mi volevano bene e ne arrivarono tante di cartoline che mi fecero guadagnare la finale di Pistoia, presentata da Awana Ghana. Tutto andava a gonfie vele, però il fatto di aver pagato l'iscrizione non mi andava giù…ma che cazzo di produttore era sto Armetta! Mi incuriosiva molto la moglie: aveva cinquant'anni e si vestiva da pin up. Viso da Pippicalzelunghe e muppet show, ma pur sempre una pin up, minigonna e coscia afflosciata. La chiamavo treccia  bella. Aveva una treccia nera lunghissima, che le scendeva fino ai piedi. Da Armetta andai via ma per lasciarmi libero ce ne volle! Ero di firma facile a cazzimuorti e a tavierzo terra, dando poco peso agli accattoni che girano intorno al mondo della musica leggera.

E cosi, girando per i discografici di Roma bussai a Luigi Pergiovanni della Interbeat, fu li che mi impantanai per molto. Gli avevo portato dei provini arrangiati da Angelo Cioffi. Quando li ascoltò, Luigi arricciò il naso A Roma ce ne so nsacco de ragazzi meio der tuo arrangiatore, sa di vecchio. Questa fu la sua presentazione. Era un discografico all'avanguardia, molto emancipato, piripì, piripò, questo, quell'altro, ma tanto parlava e poco filava. Diceva che le case discografiche grandi di li a poco avrebbero attraversato brutti momenti  (ci ha azzeccato!). Era un discografico alla Don Chisciotte, molto ma molto coraggioso, ma a sborsare soldi per investire neanche a parlarne. Erano geniali le sue trovate in senso di pianificazione: su una copertina di un mio 45 mi fece apparire senza nome e con un punto interrogativo a centro della maglietta bianca…e chi è questo? Ma che razza di trovate! Si dava da fare, aveva alcune conoscenze.

Con lui feci, molte cose importanti, tante apparizioni su rai tre, il Giro festival (ospite, in molte tappe il mio amico Raf fresco di self control. Ospite fisso Alan Sorrenti fischiato dappertutto (fresco di coca lanciata dalla finestra). Ancora su Rai tre da Reggio Calabria (conobbi quella sera Riccardo Cocciante, chiuse la manifestazione con un concerto celestiale…alcuni artisti nascono grandi!!!). Addirittur ospite di Rai uno dalla discoteca Marmellata nei pressi di Venezia (c'erano Sabrina Salerno…che culo Sant'Antonio mio!!! Toto Cutugno famosissimo e Re Mida di quel periodo). 

Rai uno da Livorno per il premio Rino Gaetano con un pezzo, secondo me bruttissimo. Si chiamava Frizzantina, lo avevo concepito alla Sergio Caputo, il testo era bellino e fresco ma gli arrangiamenti erano da vomito. Arrivai in finale non so come. C'era Mimmo Cavallo, Marco Ferradini, Franco Simone e poi un certo Fornaciari Adelmo diventato il grande Zucchero. Allora molto piu educato, composto ed umile…come sanno essere i grandi. Fu lui a dirmi che su quel pezzo ci volevano altri tipi di arrangiamenti. Frizzantina aveva una ritmica a taccarata, si sentivano dei suoni come  le ruote di un treno che ti correvano dietro. Luigi quella volta mandò con me anche una Road Manager di nome Sabrina…che manager che grande manager! Un giorno mi telefonò una signora, dicendo di essere una mia fan. Aveva la voce suadente, incominciai a fantasticare…invece no… poteva essere mia madre. Era la paroliera Dora Famiglietti, voleva collaborare con me ai testi delle mie canzoni. Acconsentii subito, perché Dora mi raccontò la storia di suo figlio piccolino (avrebbe avuto la mia stessa età) che un giorno gli scappò di mano e venne investito da una macchina. Da allora aveva iniziato a comporre  testi per bambini. Partecipò anche ad un zecchino d'oro come autrice. Quando mi spediva i testi, che erano per lo più poesie prendevo le frasi più belle, cercando di fare collage con quello che scrivevo. Ha sempre firmato con me e l'ho fatto sempre volentieri. Dora mi incoraggiava, mi aiutò molto lungo il percorso difficile che stavo per affrontare: tentare la carta più forte, vincente, diventare famoso a livello nazionale. Mi aiutava anche economicamente nelle pre produzioni, nei provini e nei prodotti finiti. Il nostro arrangiatore preferito era il maestro Angelo Cioffi detto "O Lione" da Cervinara. C'era nell'aria il festival di Sanremo, si doveva fare. Con Luigi? Si lui conosceva un signore amico di Gianni Ravera  un certo Costantini che aveva gia lanciato Tiziana Rivale. Costantini però chiese soldi. Spillarli a me non era molto facile. Lavoravo duro con i miei pulcini. Mi alzavo la mattina alle sei e tornavo a casa tardi la sera. Vendevo 500 pulcini al giorno, li consegnavo porta a porta in tutte la campagne della Campania, della provincia di Foggia, Isernia e Campobasso. I sacrifici erano macigni sulle spalle, addosso avevo il profumo dei soldi e la puzza della fatica. Voleva trentamilioni in contanti e prima che iniziasse l'operazione. Da dare ad una persona che era amica di Ravera. Secondo me Ravera non sapeva assolutamente niente. Il mio no fu secco. Il pezzo lo presentai lo stesso, una canzone molto bella, un rock mediterraneo. Il testo era una difesa spietata ed un'osannazione verso la musica italiana contro tutta quella straniera che in Italia imperversava. Il titolo appunto viva la musica italiana…che ti entri nelle vene e che ti scoppi nel cervello… Senza alcuna raccomandazione e senza aiuto di Luigi, il mio discografico, arrivai nei quaranta. La segretaria di Ravera Mirella Neroni, mi disse che la canzone era forte e bellissima ma la mia etichetta discografica era microscopica. A Sanremo andavano solo cantanti che appartenevano alle Major . Rare volte facevano eccezione per qualche artista che faceva parte di una casa piccola ma comunque iscritta all'Afi. Luigi neanche all'Afi era iscritto. Quel simpaticone, furbacchione, don Chisciotte alla ribalta del mio discografico disse di non disperare perché il...
 
Sarebbe stato il mio anno, avrebbe fatto uscire il mio primo album con tanta promozione…infatti uscì Larghe street con distribuzione RCA Ricordi. Furono fatte cose davvero per bene. Le canzoni molto belle e la copertina ancora più  originale: una strada americana larghissima, a destra i grattacieli, a sinistra il santuario della Madonna di Pompei. Ci furono tante apparizioni Rai e una finale come ospite al Premio Rino Gaetano Rai Uno da Pescara. Qualcosa incominciava forse a muoversi. Il mio forte erano sempre le serate di piazza. Ne arrivarono piu di 60 con una marcia in più, il mio nome incominciava a circolare bene. I miei dischi si trovavano dappertutto, nei negozi specializzati, nei supermercati di tutta Italia, ed anche sulle bancarelle di piazza Garibaldi a Napoli…quello si che era un buon segno. I bancarellai vendevano i falsi solo dei cantanti che tiravano. Ottimo dosaggio per una Hit parade popolare. Piazza Garibaldi era un vero lancio altro che strategia di lancio o promozione discografica, era assai meglio di un apparizione televisiva. Musica italiana si sentiva centinaia di volte. Ci guadagnavi in serate e ci perdevi in diritti meccanografici, piu di tutti la prendeva nel culo il discografico. Era una produzione Mix by Erry…con il marchio della Interbeat e Luigi Piergiovanni si arrabbiava con Erry come tutti i discografici d'Italia. Ma chi era Erry. Un produttore invisibile, il fantasma in motoretta, Erry da Forcella. Il pensiero era sempre rivolto al festival di Sanremo. Fare Sanremo allora era un traguardo molto importante, successo sicuro. Verso agosto "86 incomincia a comporre di tutto. Tra provini e provinacci mi usci un pezzo stupendo. Il testo parlava di una storia vera. Tutte le mie canzoni sono autobiografiche e mai inventate o frivole. Una mia storia quando ero adolescente: vennero ad accamparsi dei nomadi sulla piazza del mio paese, esattamente a vicoferrera. Aggiustavano pentole di rame, affilavano forbici e coltelli. Mi innamorai di una zingarella. Tutti i giorni le portavo il pane fresco o le pizze fritte che mamma preparava. Quando si spostarono nei paesini vicini al mio, la seguivo. Il tutto durò  tre mesi. Ricordo ancora il visino dolce e le sue lacrime mischiate alle mie  quando partì per sempre. La canzone che dovevo presentare la dedicai a lei e si intitolò Gitana. Gli arrangiamenti ben curati da Angelo Cioffi. Luigi mi disse che un certo Salomone, poteva aiutarmi nell'operazione…però…i soldi sempre soldi. Sto cavolo di Salomone ne chiese il doppio di Costantini.
Affare fatto…per telefono. Mi presentai a Roma. Con me venne anche un mio amico Carlo Russo, fotocopia di Renzo Montagnani. La 24ore zeppa di centoni la portava Carlo. Vai avanti gli dissi, appena supererò la semifinale sborserò. Salomone guardava sempre la borsa, che  mai aprimmo. Dentro c'erano "pampoglie", sarebbero le foglie d'autunno. Quando ci salutammo mi raccomandò: Non fare il furbo.  I nominativi dei semifinalisti, uscirono su tutti i giornali  e sul televideo. Era gennaio del...

Michele Zarrillo con la canzone "la notte dei pensieri" Antonio Fusco con la canzone "Gitana". Tutti lo sapevano e Salomone non sapeva un cazzo, non ne era proprio a conoscenza. Lo telefonai per dirgli che di andare a Sanremo non ne volevo sapere, quel costruttore che mi doveva sponsorizzare era stato arrestato. Salomone seppe della mia entrata nei 40 dopo due giorni, mi chiamò dicendo che si era impegnato per farmi entrare e che almeno la metà dei soldi dovevo sborsarli in un modo o in un altro. Come Costantini anche Salomone non acchiappò niente, erano solo dei poveracci che provavano a solare e a spennare qualcuno. Le semifinali si svolsero nel casinò di Sanremo, sul palco dei primi festival.  A quelle selezioni parteciparono, Mietta, Ricki palazzolo, Marielle Nava, Errico Cifiello, Michele Zarrillo che supero e addirittura vinse il festival. Fu davvero una bellissima esperienza che rimase al casinò perché non superai. Gianni Ravera era morto e il figlio lo sostitui nell'organizzazione. Avevo una casa discografica molto piccola. Era davvero un handicap, ma allora mi chiedevo: perché fanno partecipare gli artisti delle piccole case? Insisti, per l'anno prossimo vedremo di fare il possibile, intanto vai in cerca di una multinazionale. Questo mi disse Marco Ravera nel giardino dell'onorevole Mastella nell'agosto dell'87. Quella sera Fausto Leali dietro il palco a Ceppaloni mi disse che avevo talento. Reitano mi spronava ad insistere che per sanremo ero quasi pronto. A cena in quel giardino si fecero le quattro di mattina. In un angolo vidi De Andrè che era venuto a prendere Dori Ghezzi. Mastella gli chiese di cantare la canzone di Marinella ma Fabrizio mezzo ubriaco non se lo frusciò per niente. Ma come un comunista nel giardino di Mastella? Verso settembre bussai a tutte le case discografiche di Milano in cerca di una major. La trovai ad Agrate Brianza. L'etichetta era la Fremus dei fratelli Reitano. Se è la casa dei Reitano deve essere per forza una multinazionale…ma quando mai! Novembre e quasi tutto dicembre lo passai ad Agrate. Mino non faceva altro che farmi i complimenti, che ero forte e che l'88 avrei vinto di sicuro sanremo. Il mio amato rock mediterraneo si faceva sentire anche in suona suona, questo il titolo del pezzo. Parlava degli artisti che tutte le sere si trovano in un città diversa, sempre pronti ad una nuova avventura con la voglia di suonare e tanti sogni nel taschino.

Conobbi Patrizio Oliva una sera in sala di registrazione del villaggio Reitano, stava registrando un album, non ne voleva più sapere del mondo della boxe. Aveva firmato un contratto con canale 5 e si stava preparando per una tournée. In sala c'era anche Rosanna Fratello che fece impazzire Patrizio: Uh marò è quant'è bella. Figlia del mio produttore Gegè Reitano volle fare un accoppiata, che secondo lei sarebbe stata fortissima. Il duo si chiamava "Corleone"  altro che Franco quarto e Franco primo. Ne facevano parte Antonio Fusco da Tocco Caudio e Ricki Bolognesi da Lecco, potevamo chiamarci pure nord e sud. Ricki era il fidanzato leghista di Mariella Reitano. Le semifinali si svolsero al teatro Kristal di Milano. C'era anche Biagio Antonacci che si presentò con un pezzo scritto da Ron, un certo Walter Foini, Lura Valente moglie di Mango (Pino era presente in sala), Mirò moglie di Enrico Ruggeri (prima le moglie, oggi i figli e poi i nipoti). Ma secondo voi potevano mai passare il turno due che si facevano chiamare i "Corleone"? Sempre a gennaio e appena dopo la befana (ci facevano fare prima le feste!) uscivano i nominativi. Quasi scontata la nostra eliminazione. Mino Reitano, chiedendo insistentemente di chi fosse stata la trovata di chiamarci "Corleone" si arrabbiò tantissimo con Gegè per quella accoppiata. Il duo si sfasciò per volere di Mino e soprattutto mio. Ritornai alle mie serate di piazze, sempre tante, al mio svezzamento di pulcini e ne vendevo sempre di più. "Gitana" era per me un conto in sospeso, quella canzone era molto importante per me, ci contavo. A spese di Gegè rifacemmo gli arrangiamenti con il maestro Cioffi detto "o lione" mai scordare questo soprannome, era sinonimo di grinta e di forza. Era un arrangiatore vincente e in ascesa. Nel suo studio incominciava ad entrare Bennato, Toni Esposito, Battiato, Gragnaniello, Lina Sastri…non si scherzava più. Si doveva ritentare per Sanremo. Ormai era tutto pronto, o va o la spacca, o si fa Roma o si muore, o vado al festival o mi ammazzo. Era dal 1986 che ci tentavo. Sempre con la stessa catarinèlla se ne uscivano gli organizzatori. Ci voleva una Major ed io ce l'avevo, era una casa grande quella di Reitano. Venni a saper che non era neanche una baracca. Cazzo!!! Siamo alle solite allora? Ci penso io disse il marchese Gerini. Il marchese Antonio Gerini, marito di quella dolce e gentile signora, grande attrice di teatro Paola Quattrini, fu il mio Santo protettore. Fu la signora Sandra Mastella a farmelo conoscere. Era amico di Aragozzini, nuovo organizzatore di Sanremo. La baracca di Reitano doveva accoppiarsi con la RCA appena diventata BMG, dovevano fare una coedizione per presentare il pezzo a sanremo.

La BMG Era una multinazionale tra le piu importanti ed è per questo che ne voleva più di uno artista al  festival. Aragozzini voleva per ospite Samantha Fox, e fu cosi che la Bmg in cambio di Samantha Fox chiese di presentare e con certezza di essere scelti, Paola Turci, ennesima nuova proposta e un certo Gitano. Ma chi era Gitano? Era quel tale Tonino Fusco da Tocco Caudio, sannita della provincia di Benevento. Una mattina, di un inverno freddo di gennaio, aspettai che arrivasse la macchina che trasportava i giornali freschi di stampa…che magia ragazzi quando lessi sul giornale un sannita al festival di Sanremo 1989 !!! Il cuore stava per scoppiarmi, non usci una lacrima, un sogno come costruzione di un amore, un sogno finalmente coronato. Non dimenticherò mai quell'emozione. Pensai a  mia madre, la pensai intensamente e mi uscì una lacrima. Allora il festival era magia, perché ci credevi ed era ancora una meta per tutti i cantanti, anche quelli con la puzza sotto il naso. Era una vetrina per tutti. Tivvù e giornalisti incominciavano a parlarne un mese e mezzo prima che iniziasse. A Milano per le foto su Sorrisis e canzoni ci andai con il mio amico del cuore Andrea Loia. Niente facevo in quei giorni importanti e magici se con me non avevo profumo di radici, portare gli amici di Tocco era per me respirare aria di casa. Nella città dei fiori ci andai quindici giorni prima per prove e interviste. I giornali riportavano che quel Sanremo poteva essere uno dei più seguiti e si preannunciavano milioni di telespettatori. Arrivò Il giorno della vera esibizione. Il camerino lo dividevo con Francesco Salvi, Raf e Sergio Caputo. Fu proprio Raf a dirmi che aveva ascoltato il mio pezzo durante le prove e si complimentava con me. Per lui, il pezzo tirava ed io avevo una canna di voce. Mi mancano gli aggettivi per descrivere l'adrenalina che avevo dentro prima di salire sul palco dell'Ariston. Quando la figlia di Celentano pronunciò il mio nome per farmi entrare ero sfrontatamente sicuro di me. Un leone tenuto in gabbia per tanto tempo non puo fare altro che graffiare con grinta. Quattro serate ed io passai sempre in prima fascia, alle 21,45. 18 cantanti erano a sfidarsi sera dopo sera. Le prime due sere arrivai addirittura primo e dietro di me l'antipatica snob Mietta. In finale arrivammo in quattro: Mietta Gitano, Fasano, Jo Chiarello. Quanti complimenti dai big della musica leggera. Uno dei più belli fu quello di Enzo Jannacci. Un giornalista che lo stava intervistando gli chiese chi fosse la nuova proposta che gli era piaciuta. Lui rispose Gitano, la voce più bella del festival. Montanelli vedeva in me una bizzarra originalità. Per Vincenzo Mollica avevo una voce da brividi e timbrica perfetta e accattivante. Arrivai terzo ma a detta di tutti i giornalisti ero il vincitore morale del festival. Infatti, la mia Pelle di luna appena passata una settimana entrò prepotentemente in superclassifica. Su Sorrrisi e canzoni ero già al trentesimo posto. Poi a scalare fino al sesto posto della Hit Parade. Venti settimane in classifica centoventimila copie vendute…alla faccia del Tocchese! Per l'agenzia teatrale Refras Spettacoli di Remo Francesconi iniziai una tournéé lunga  180 date estive e invernali. Nei concerti sempre il pienone. Tantissime le serate in Calabria e in Sardegna. I concerti più belli furono a Lanciano e Lucera…migliaia di persone. Gli autografi!!!! Tanti…che bello!Francesconi era e per me rimarrà un grande impresario. Più in la incontrerò un Francesconi  attaccato e bastonato dagli ipocriti. Un leone mai in gabbia e sempre pronto ad attaccare. Ne riparlerò come personaggio da favola. Di lettere dalle ammiratrici e ammiratori ne arrivarono a valanga. Lanciai la moda delle scarpette portachiavi. Per un venditore di Napoli una sera ne firmai piu di qualche migliaio e poi ancora…tutto pagato. Il mio pezzo fu il più gettonato tra le radio e questo mi portò a vincere un leone d'oro al teatro la perla di Venezia. Vincitore del premio Rino Gaetano tante trasmissioni televisive di spicco Domenica in, Superflash, Maurizio Costanzo Show, Tappeto volante, argento e oro, Musica è, Tivvù donna, Superclassifica, occhio al biglietto e tantissime altre tra Rai e mediaset…ah! dimenticavo di dirvi che quando fui ospite a Domenica in  incontrai tutte quelle ragazze col culo a poppa come pulcini da svezzare, fetajole alla ribalta, che sono poi diventate tutte famose. Ricordo la Marcuzzi, la Freddi, la Trevisan. Ritentare al festival del...

Fu quasi scontato, ma il mio produttore non si impegnò tanto e neanche io. Ci tentai lo stesso, presentai le ragazze di Tirana, il testo parlava di mio padre e di un suo amore albanese quando era in guerra. Avevo saputo che Aragozzini mi avrebbe voluto per il "91. Per questo non fui scelto. Reitano continuava a promuovermi attraverso trasmissioni Rai e mi organizzò anche una tournéé in Svizzera a Bielle, Zugh, Zurigo, ed in Germania ad Herford, Colonia, Stoccarda. Una lunga tournée con gli impresari Muscio e Valenzano di Foggia.
                                          
Nuovamente alla grande kermesse Sanremese con Tamuré ancora un ottimo piazzamento, centomila copie vendute, 16 settimane in classifica, le stesse trasmissioni televisive di spicco, Domenica in, superclassifica ripresa da Jesolo e la lettera di mio figlio Domenico sull'album commentata da Maurizio Seimandy. Una mia canzone dal titolo Eo Babbeo fu per qualche settimana la sigla di striscia la notizia. Ancora una lunga tournéé. La mia band era composta  da grandi musicisti: Albertino Parente, Geppino Laudanna, Umberto Aucone e il grande Peppe Timbro andato in forza poi a Enrico Montesano nel suo tour teatrale. C'era stata la famosa consacrazione come artista, nessuno poteva fermarmi.












Volevo la liberatoria da Gegè. Un bravo impresario di Campobasso Lino Diglio conosceva il produttore di Ramazzotti, un certo sig Galanti di Milano. Mi avrebbe preso ma c'era di mezzo il contratto con la Fremus. Dopo una lunga tournéé quell'anima buona di Diglio se ne volò nel cielo. Proprio una brava persona, non lo dimenticherò.

La grande Mia Martini, nel 1989 aveva assistito alla esibizione di una mia canzone presso la sala di registrazione Lupus di pineta sacchetti a Roma. Quella sera di marzo 91 stavo cantando uno dei mie pezzi più belli Angelina e Mimì dietro gli occhialoni scuri mi riempì di complimenti e chiese all'arrangiatore Musso una copia del pezzo. Voleva inserirla in un suo CD. Dopo circa due anni Francesconi mi telefonò per dirmi che Mimì si era fatta viva per Angelina. Ero al settimo cielo. Ma poi svanì il tutto, forse per una questione editoriale. Il mio impresario di quell'anno fu il romano Gianni Davis. Ancora tante piazze e cinque concerti in Inghilterra, a Londra e dintorni. Gli emigranti che mi seguivano di più erano gli avellinesi e i siciliani. Una apparizione singolare a Milano sull'emittente rete mia con Vanna Marchi. Il mio cachét tre milioni tutti in contanti. Ritentai a sanremo con uno dei pezzi più belli che ho scritto fronte degli angeli dedicato ai ragazzi di Gela morti ammazzati nella sala giochi. Il testo era bellissimo, gli arrangiamenti curati da un certo Massimo Berni di Roma erano davvero DOC. A presentarmi fu La mia ex Interbeat. Non passai. Ero convintissimo di farcela.

Ritorna Francesconi ad organizzarmi la tournéé. Non è più tanto forte,comunque le date arrivano. Avevo sempre avuto la passione di scrivere qualche racconto o romanzo, ma ad un libro vero e proprio non ci avevo mai pensato. Siccome incominciai a notare qualcosa di vergognoso nel mondo magico della musica leggera, allora incominciai ad appuntarmi tutto ciò che mi capitava, con nomi e cognomi. Il titolo lo decisi prima di tutto le prese nel culo in un mondo di merda, oppure conta chi canta, chi non conta non canta, chi non canta rimane a contare.

Ero sempre forte nelle serate e cosi c'èrano sempre ottimi impresari a volermi nella propria scuderia. Lettieri, di Prete, de Angelis. Fernando Russo. Ma Sanremo? Sempre a battermi in testa. Ma ci voleva un accoppiata, non potevo più presentarmi nelle nuove proposte. E allora? Bisognava trovare un big da affiancarmi. Andarci in coppia. Nella sala di registrazione dei fratelli Amati di Roma, arrangiatori fidati di Morandi, registrammo con i Collage un pezzo con testo di Antonello De Santis, (autore di Nek di Laura non c'è) su musica mia. Poi un giorno il mio amico Luciano di Meo, road manager di tanti cantanti napoletani, Senese, Avitabile, Daniele, De Piscopo mi suggerì l'idea di un accoppiata con James Senese, però il tutto sarebbe andato in porto solo dopo aver superato la prova con il negro napoletano; Jamese è un tipo che soffre di antipatia e simpatia. Puoi anche essere Frank Sinatra, ma se non gli sei simpatico non se ne fa niente. Andammo a Napoli e la prova fu positiva. Preparammo il pezzo, lo aveva scritto lui insieme e Pino Daniele il titolo era vico d'o sacramento (conservo in uno scrigno il dat della registrazione). Il produttore Giovanni Sant Just che prese a cuore la mia situazione non ne volle sapere dell'accoppiata con James anche se secondo lui era di qualità, ma di James non ne voleva sapere. C'era stata una questione negli anni del successo degli Showmen. Mi presentai con i Collage, ma non passammo. Francesconi volle produrmi per fare il giro delle case discografiche. Uno forte come Gitano non puo finire. Andai a Terni nel suo studio. In sala c'èra  anche Nek prodotto e arrangiato da un signore di nome Euro. Ci furono le mie prime distrazioni dalla musica leggera, incomincia a dedicarmi con amore al mio amato paese Tocco Caudio, con estrema intensità più di quanto volessi, più di quanto la gente meritasse. Di Tocco ne avevo parlato dappertutto, in tutte le mie apparizioni televisive. Portavo con orgoglio il mio attaccamento anche se sapevo benissimo che sarebbe diventato un macigno sulle spalle. Parlare di valori, dei sorrisi dalla riserva, di naturalezza e di semplicità nell'ambiente dello spettacolo è controproducente. Per gli addetti a lavori, sempre con la puzza sotto il naso, diventi pacchiano e folcloristico. Tra novembre e fine dicembre diedi alle stampe il mio primo libro Cento Novelle Tocchesi. Avvalendosi del vernacolo e della didascalia in lingua, Tonino immerge il lettore in quadretti pittorici, teatrali, poetici che si sostanziano di sapore lirico, Boccaccesco, tragico, veristico, fantastico, favolistico e fiabesco (dalla presentazione Dott. Paolo Petraccaro - Università di Salerno). Fusco si muove agevolmente e con sorprendente agilità tra reale e surreale, tra agro e dolce, tra sacro e profano in un viaggio che egli compie sorvolando leggero e sempre con amore le aspre colline del suo borgo antico, incamerando con onestà quanto Tocco riesce ad esprimere: forza di sentimenti, pulizia, durezze contadine, sacrificio e ingegno ( dalla prefazione del dott. Carmine Porcaro - Mattino di Napoli).

Un mio amico sacerdote, della parrocchia di Faicchio, don Sergio, mi presenta un discografico emergente ma molto forte, un certo Francesco Salvia, che stava rilanciando frate Cionfoli. Una persona che credeva molto in me. A sue spese mi fa registrare un master in una sala di registrazione di Conversano, arrangiatore Gianni la Trofa. A dir la verità con molte idee ma poco vincenti, una sorta di arrangiamenti più raccontati che fatti. Per la casa discografica DV More disco più di Milano esce musica a chiodo. Piccole perle sono le canzoni dell'album, custodite in uno scrigno, quello dell'anima. I cantanti quando sono alle porte della "pausa di riflessione" (forzata) fanno le cose per bene. La perla che brilla su tutte è una delle mie canzoni più belle se non la più bella che ho scritto dal titolo sabato di maggio (una poesia toccante, flash di ricordi che vagano come scudi nei miei anni fottuti). Il sig. Salvia massimo dirigente dell'emittente televisiva Telenorba mi inserisce in una trasmissione molto seguita in tutto il centrosud  Gran lady presentata dal comico Gianni Ciardo e la bellissima da corrente elettrica Barbara Chiappini. Tantissime ragazze coscelunghe si alternano come vallette e conigliette. Una diventa mia amica, la sosia di Alba Parietti di Venezia, Cristina Roma…ancora la ricordo per la sua dolcezza! Furono più di 40 le puntate della trasmissione. Questo mi permise di fare sempre serate e di mantenere ancora una certa notorietà. Giordano Montecchi, comunista lavoratore, (per questo vero comunista), di Bologna, direttore artistico con Maurizio Costanzo di Città spettacolo, un giorno mi telefona per darmi una bella notizia. Aveva letto il mio libro cento novelle, che gli aveva regalato il giornalista del mattino Nico De Vincentis. Ilmio libro se lo era letto da cima a fondo e anche se era scritto quasi tutto in vernacolo, ci aveva capito tutto e secondo lui era bellissimo anzi mi disse che era un cesto di ciliegie.Il sig Montecchi mi volle a "città spettacolo" a fare il commediante. Con i miei amici attori Raffaele e Carmine ci inventammo per quella rassegna importantissima Cento personaggi in preda all'autore.  I miei amici mimavano tutto ciò che io raccontavo. Fu un successo strepitoso! Partimmo per fare un solo spettacolo e poi a grande richiesta ne furono fatti altri due con Rai tre a riprenderci. Ci provai gusto a fare il commediante e cosi  oltre a Raffaele e Carmine, con altri amici, Andrea Loia, Giacomo Viglione, Antimo Papa  formammo la compagnia Vicoferreraband. Risate a crepapelle per chi veniva ad assistere ai nostri spettacoli…si perché ci fu anche un piccolo tour. A luglio vinsi il premio letterario (molto importante) Francesco flora. Per tutto il mese di novembre e dicembre fui impegnato ad organizzare il presepio tocchese recitato in vernacolo, coinvolgendo tutta la popolazione di Tocco Caudio, più di 800 comparse. Ne parlarono i giornali con entusiasmo mettendo in risalto l'originalità del vernacolo Tocchese. L'attaccamento alle mie radici era bellissimo, ma a volte mi soffocava, senza accorgermene mi toglieva tempo e mi faceva franare il terreno della mia costruzione d'amore: il canto, la musica che non mi bastava mai. Incominciavo a masticare e sputare. Con sottofondo musicale alla Dario Argento, mi era addosso col fiato corto, mi inseguiva, era un killer spietato, salivo affannosamente le scale e lei mi correva dietro e la ritmica era ancora più incalzante, avevo paura, molta paura di lei,

avevo paura della pausa di riflessione che come una tigre mi piombò addosso. Che brutta parola! Quanta ipocrisia c'è dentro quando i cantanti la pronunciano: Che malinconia negli artisti quando durante le interviste  spiegando la loro assenza dalle scene, fanno capire e si celano dietro quella parola: mi sono preso una pausa di riflessione. Vi posso assicurare che nessun artista vorrebbe imboccare la strada della pausa di riflessione, tutti vorrebbero sempre cavalcare l'onda del successo, e starsene sempre sulla cresta. La verità è che quando non scali più le classifiche di vendita e nessuno più ti fruscia vai in pausa di riflessione…forzata! Discograficamente segnavo il passo.Masticavo e sputavo.Composi altre canzoni da proporre con un altro genere musicale, molto etnico e più impegnato, da nicchia si dice nell'ambiente. Bussai a tanti e il riscontro fu più che positivo. Mi diede appuntamento a Milano Bruno Tibaldi, (uno dei più grossi scopritori di talenti) e a Roma Giancarlo Lucariello dei Pooh, di Fogli. Quando andavo a colloquio, mi riconoscevano a metà. Io non riuscivo a negare anzi, confermavo il mio passato e il personaggio. E da quei due appuntamenti capii che quando un artista è fuori dal giro discografico ha poche possibilità per ritornare, perché ti affibbiano addosso l'etichetta "minestra riscaldata". Solo un'autoproduzione in quel caso può vincere su tutto e su tutti…ma un'autoproduzione ti fa camminare curvato per tutta la vita…quanti soldi ci vogliono per pianificare! Masticavo e sputavo, rimasticavo e tornavo a sputare! Aspetta che c'è qualcosa di nuovo nell'aria…

Ha chiamato Franco Zanetti, direttore artistico della Sugar di Caterina Caselli?!!!! Non riuscivo a crederci, me lo disse mia moglie una sera, tornato stanchissimo da una vendita affannosa di mille pulcini in provincia di Foggia. All'attuale direttore di Rock oll Zanetti glielo aveva detto Caterina di telefonarmi per un appuntamento. Avevano ascoltato due mie canzoni e volevano mettermi sottocontratto. Il grido di "ce l'ho fatta" fu d'obbligo. Tutta colpa di Paolo Vallesi. Perché? Zanetti credeva nel suo ritorno e lo riportò a sanremo. Paolo in quel sanremo bucò, Zanetti usci fuori dalla Sugar e il progetto di Gitano, cioè Antonio Fusco, passò a Carlo Antonelli, poi non ne seppi più nulla. La vera colpa fu della "minestra riscaldata" .

Serate, serate sempre serate, con gli stessi impresari, il mio preferito Mario Bellitti da Potenza, una persona educatissima. Il mio road manager è Raffaele Tontoli. Erano sempre le piazze ed i concerti di animale da palco, la mia vera ricchezza nell'anima. Ero entrato in riserva e i miei spettacoli erano una meraviglia. La gente mi ascoltava volentieri e con piacere…forse ero diventato più bravo dei periodi d'oro. Al comitato festa chiedevo le sedie per assistere al mio concerto e cosi incollavo la gente sotto il palco a sentirmi. Ed io che raccontavo la mia storia tra cotiche e caviale. Un provinciale trovatosi sul palco di sanremo con i valori sempre nel taschino. I complimenti ad ogni fine concerto non si contava. E tutti sempre con la stessa domanda: ma perché non vai più a sanremo, come mai non ti si vede più in televisione? Preferivo che mi dicessero fai schifo cosi la smettevo di cantare e la smettevo con la musica che più si allontanava e più mi affascinava. A tutti i miei sostenitori (sono tanti ancora oggi) dovevo pur dare una risposta. Ce l'avevo a portata di mano tra i denti e una piena, ma era difficile a spiegarla in pochi minuti. Nelle sere d'inverno, vicino al camino, tra un accordo di chitarra, malinconiche composizioni e inkazzature come spada che affondava e mi feriva iniziai a scrivere una lunga lettera alla musica leggera. Menomale che ogni sera c'èra l'umorismo di mio padre 90enne a sostenermi e ad incoraggiarmi. Finii di scriverla nel

e cosi subito mi misi a bussare alle case editrici nella speranza di far pubblicare il mio secondo libro. Un mio amico, diventato impresario, Bartolomeo di Crosta, comprò la mia esclusiva per le serate in Campania e nel centro sud. Tante furono le piazze con concerti al top del top, mi veniva una voglia incredibile di salire sul palco la sera. Mi divertivo tanto con il mio gruppo con a capo il batterista Vito Capone. Non mollavo, e non lo farò neanche a settant'anni. La speranza è sempre l'ultima a morire, piu passa il tempo e piu cresce la passione ed un artista ha sempre un illusione… ci credevo e ci credo!...che cazzo di coraggio!

La disco più di Maria Chiaravalle come me continuava a crederci e con entusiasmo mi produce un altro album CD dal titolo Melomedirock. Ancora un pezzo dedicato a mia madre e altri pezzi quasi tutti arrangiati da O' lione, alias Angelo Cioffi. Tra le canzoni più belle "Passa il tempo" e "navigherò". Poca promozione e tante copie vendute in linea economica nelle ceste dei supermercati e degli autogrill. A dispiacersi della mia pausa di riflessione forzata e del mio vivere in riserva, in quel periodo era un cugino di mia moglie, proprietario di duecento stazioni di servizio Goil. Volle un appuntamento con la mia prima casa discografica BMG di Roma. Ci andammo. Il direttore artistico Mancini la prima cosa che disse fu: Gigi D'alessio qualche anno fa è venuto insieme a quattro produttori che hanno investito qualche…La cifra? Nicola Goil chiese una progetto di pianificazione…La cifra? L'artista Gitano nell'ambiente già circolava, quindi la promozione veniva agevolata dall'infarinatura…ma la Cifra? Qualche miliardo in meno di D'alessio…ma miliardi! Giusto…perché i discografici devono investire su di te? se appena scendi le scale del palazzo ce ne sono altri che spendono e si autoproducono con…miliardi? Ribadì Mancini.

A Giugno la Bastogi editrice, pubblica il mio libro a livello nazionale dal titolo L'Inkazzautore. Quasi diecimila copie vendute e tante recensioni bellissime. Qualche querela finita a tarallucci e vino. Prefazione dell'avv. Marcello Giulianini: l'artista che parla, interroga e ascolta la propria coscienza, avvalendosi di un corvo consigliere e sostenitore. Contraddittorio, che suggerisce il grande smarrimento del provinciale di fronte ad un mondo al quale si vuole appartenere e che si crede perfetto con le sue copertine patinate, con i suoi lustrini e le sue paillette. Per la prefazione scelsi Marcello perché è l'amico d'infanzia che mi ha più volte contrastato, pur volendomi un gran bene. Bene mai dimostrato… in fondo meglio cosi, perché se fosse stato il contrario, avallato da lui sarei andato a ruota libera nelle mie incazzature. La sua intelligenza è stata per me sempre un traguardo da raggiungere. Con Antonio Fusco mi iscrissi al Premio Recanati e fui subito scelto per la finale live, con il brano "I viecchi co e criature" una canzone di nicchia. Il mini concerto live che tenni a Recanati, presso la sala di audizione del premio, fu bellissimo e da brividi. Fui sottoposto a diecine di domande da parte del direttore artistico. Una sola  domanda da parte di un altro organizzatore mi fece capire che si erano accorti del Gitano-Sanremo. Il sig. Cesanelli, infatti aveva comprato il mio libro in un autogrill di Pescara, lo aveva letto e ne aveva condiviso le scelte del "mio scritto". Quando mi telefonò per dirmi che non mi avrebbero scelto per la finalissima tivvù, capii che anche i premi, o festival di qualità, come il Tenco e appunto il Recanati sono soltanto chiacchiere, quando vogliono far capire che c'è chiarezza sulle scelte. La sostanza è sempre la stessa: un cantante se non è appoggiato da una casa discografica major puo starsene a casa. Non avevo più la Ricordi o la Bmg, quindi…

Come presidente della pro loco del mio paese, mi promisi di portare Tocco alla ribalta con idee molto innovative. Organizzai nel 2002 e nel 2003 due "estate Tocchesi" ad alto livello. Poi fui presidente del comitato della festa patronale di San Cosma Damiano (una delle feste più grandi del centro sud), portando in concerto grossi nomi della musica leggera come De Gregori, Carboni, Bennato ed altri. Continuai ad organizzare il presepe vivente e altre rappresentazione tra sacro e profano. Di Tocco ne parlavano i giornali ed io ero felicissimo. Organizzavo rappresentazioni, drammatizzazioni, corale con i bambini… festival, progetti presentati alla regione, ma il tutto non pagava abbastanza per come mi dannavo  a far diventare tutto di serie A. Dal mio paese non potrò mai staccarmi, sarò attaccato e combatterò sempre in prima fila, ci sarò sempre. Mi fanno sentire vivo le sue contraddizioni. I suoi respiri saranno per me teneri abbracci fino agli ultimi giorni della mia vita.

Il 4 gennaio a striscia la notizia Ezio Gregio ed Enzo Iacchetti parlano dell'Inkazzautore. Tutto inaspettatamente. Antonio Ricci, compra il libro lo legge e decide di farmi un bel passaggio promozionale. Grande!
A febbraio muore mio padre a novantaquattro anni…
e quasi sempre mi manchi, perciò ti cerco ogni giorno,
sapessi quanto mi stringe quel nodo in gola la sera…
fatti sentire ricordo struggente…
sarai fiammella per questi anni miei in avanti.

















Finisco di scrivere la sceneggiatura de l'inkazzautore. LA TRAMA: Il protagonista è papà. Mi fa compagnia  nelle sere d'inverno  mentre mi ostino a provinare e a comporre canzoni per portarle in giro. Scrivo, mi racconto e si racconta, di quando alzò al cielo un montone di cento chili perché le pecore si erano ammalate e ne morirono più di cinquanta. La discografia per papà è roba per mafiosi è tutto maffia lassa perde. Uno di Tocco Caudio se non ha la chiave giusta non puo emergere e poi in fondo è meglio mangiare cotiche e fagioli che caviale. L'essere è più bello dell'apparire…sarà!?  La porto in giro e mi accorgo che la cinematografia è peggio della discografia e con tante ingiustizie. Ma come si fa ad acchiappare i contributi dallo stato di milioni di euro e fare un film su un protagonista assassino delle brigate rosse… soldi nostri e anche dei familiari delle vittime! Bastardo mondo infame! A settembre presento il mio secondo libro Lo attarulo. Dizionario di lingua tocchese  con 5852 vocaboli. La copertina viene realizzata dall'architetto Mario Ferraro e dal pittore Antonio Tommaselli. Alla presentazione prendono parte il sindaco Antimo Papa, Vicesindaco Avv. Marcello Giulianini, Docente universitario presso l'università di Salerno Paolo Petraccaro, la professoressa Aurora De duonni, La direttrice Grazia Pedicini. A Riprendere la presentazione le telecamere di Rai tre. Un servizio bellissimo sulla stessa rete confezionato con maestria dal giornalista Nico De Vincentis e tanta gente di Tocco Caudio ripresa e intervistata…Tocco alla ribalta che bello! La Pull record di Milano mi apre uno spiraglio, un piccolo raggio di sole, mentre sono seduto in riva al fosso a contemplare una luna sempre ispiratrice sotto un cielo di carta. Il discografico Romolo Ferri mi produce un altro album dal titolo Pezzetti d'amore. Ancora piccole perle da nicchia chiuse in bottiglia. Distribuzione in tutt'Italia con poca promozione. Non ce n'è più per nessuno, la discografia è finita, Donatella Rettore con l'ultimo album ha venduto mille copie, queste furono le parole di Romolo. Tra le strade nebbiose dell'anima, tra il masticare e lo sputare, tra i raggi di sole tiepido, come un soffio caldo di una voce di dentro, tra i sorrisi della riserva incontro il mio amico Francesco…una persona bellissima! A volte sono io suo figlio eppure ha soltanto venticinque anni! Un giorno mi ha scritto un biglietto e me lo ha messo in macchina: non me ne frega niente se non ti sento in radio come Gigi D'Alessio o come mille altri urlatori stonati, vai avanti per la tua strada, le tue doti vocali superano tanti cantanti (per dire cantanti) fregatene anche del successo, (anche se so che per te non è facile) Sei grande lo stesso!!!" Giuseppe Tontoli, Giovanni Spitaletta, Geppino e Rocco Cesare, Mario Papa, Antonio Viglione, tutti ragazzi e altre  perle di amicizia. Con Marino Tontoli e BennY B mi  invento il teatro dei burattini…quante ne invento per respirare arte…piccoli respiri  dalla riserva…chicche per aprire i cancelli dell'anima.
A Dicembre NASCE CHIARA 
la ragione di un sorriso che torna
che avevo perso nel mezzo di un sogno.

La maledetta pausa di riflessione non finisce…quanta gente mi correva dietro per l'autografo…quanti concerti… potrei andare in depressione, potrei suicidarmi…e se lo faccio il sogno che fine fa? Finisce!? Il sogno non puo finire. Mastico e sputo…sputo mi rialzo e vado avanti, tra mosche, formiche e zanzare in questa riserva di merda. Chiamo qualche amico in cerca di aiuto: Fasano, Paolo Belli, Musso, Barion. Quest'ultimo, presidente dell'associazione AFI mi dice che internet  ha ammazzato tutto e tutti, i Cd neanche si fanno più. Per uscire fuori dalla mischia devi farti un'autoproduzione con cifre stratosferiche…Barion, uomo dalla furba mente scopre l'acqua calda…ma vaffangulo a mammeta… Menomale che c'è qualche serata…ma neanche tante!  

La regista Roberta Torre mi fa capire che è interessata a conoscermi. Le ho parlato della sceneggiatura del libro. Su internet scopro tanti siti che parlano ancora di me. Il più bello è certamente Vicolo stretto di Padova. C'è un forum dedicato interamente a Gitano e all'Inkazzautore. Ancora Tante Mail mi arrivano da Tutta Italia, le più belle di un certo Kocis di Imola. Allora mi accorgo che avevo ben seminato. A tanta gente che  si ricorda e ha tutto di me, davvero piacevo, insomma avevo dei fan. E soltanto adesso mi rendo conto che a tanti piaceva il mio genere. Quel Rock Mediterraneo spalmato di etnìa che ho sempre amato. Le mie trecentomila copie vendute sono tre stadi del San paolo, stracolmi di gente che in casa ha i miei dischi. Qualcuno lo mette in vendita all'asta, chi da Imperia chi da Lecce, chi da Napoli, chi daa Ferrara. Tra i tanti siti scopro anche quelli che non mi amano. A questo punto mi rendo conto ancora di più che ero diventato veramente qualcuno… e lo sono ancora (peccati di presunzione!). Quando canto so di avere i coglioni rampicanti come quando mi guardo allo specchio e vedo che non ho gli occhi azzurri, ne i capelli biondi  ne di essere alto un metro e novanta. A Settembre (per la serie sorrisi dalla riserva) giro il cortometraggio  della rappresentazione sacra del "Pastorello Loia". Una leggenda, I nostri genitori e i nostri nonni ci avevano sempre parlato di un pastorello che era stato miracolato dai nostri santi medici protettori san Cosimo e Damiano. Una mattina mentre pascolava le pecorelle i Santi medici lo chiamarono e lui rispose. Personalmente non credo ai miracoli, ma la mia  (tra sacro e profano) volle essere una rappresentazione delle radici, uno sfogo delle realtà contadine con le sue credenze popolari umili e schiette, un cordone ombelicale tra passato e futuro. Sempre tanta partecipazione e un grandissimo successo.

Un discografico di Milano mi propone di registrare 10 cover di Brian Adams con il testo in italiano. "Please forgive me" e "Summer 69" diventano "Perdonami" e "Estate del 73" ambedue dedicate a mia moglie. Gli arrangiamenti sono di Adelmo Musso. Su Adelmo Musso My Space ci sono un infinità di cliccate…forse aveva ragione il presidente dell'Afi Luigi Barion: posso farmi un autoproduzione e ritornare ai fasti con INTERNET!!!!!!? Incontro Massimo Andrei un regista di Napoli che ha lavorato a teatro con i grandi dell'area partenopea e attualmente impegnato come attore e sceneggiatore su rai uno con l'ispettore Manara. Vuole leggere la sceneggiatura de l'inkazzautore e intanto legge un altro mio soggetto "La Nomea" che gli piace molto di più, anzi è interessatissimo. Per Pasqua do ancora sfogo alla mia vena di regista artigianale organizzando LA PASSIONE gli ultimi giorni di Cristo tra i vicoli del mio paese. Un lavoro di tre mesi con quasi tutta la popolazione di Tocco Caudio impegnata nei vari ruoli. Il mio quello di un Barabba rivoluzionario. E' Stata una delle cose più belle che ho dirette.

Piccole emozioni come produttore: Lidiana una ragazzina inglese è la mia prima produzione discografica. Francesco ha appena messo su internet tutte le mie nuove canzoni poi le cover di Brian e le cliccate sono tante…che bello…! Ho appena ricevuto dei diritti di autore dalla Spagna e dal Canadà per una mia canzone data a Mino Reitano"un romanzo farò" Chiamo Mino per ringraziarlo e il telefono risulta spento, Lo faccio per tante volte ancora ed è sempre la stessa cosa. Poi Remo Francesconi  mi informa che Mino è malato grave. Conoscevo la malattia ma non la gravità. Avevo iniziato a riarrangiare "una chitarra e cento illusioni" in chiave rock, volevo farglielo sapere. Finalmente un giorno mi risponde e parliamo a lungo, gli dico di questa mia iniziativa ed è felicissimo, anzi mi da anche dei suggerimenti su altri pezzi. Ci lasciamo fissando un ipotetico appuntamento per vederci e parlare di tutto ciò. Mino volò via… mentre l'acqua scendeva una donna l'accarezzava… CIAO MINO…e tutti si ritrovarono dietro il palco con gli occhi sudati e le mani in tasca, tutti dissero:io sono stato suo padre purchè lo spettacolo non finisca…
Dai confini del tuo dolce sorriso
sentiremo le tue melodie e
quella lacrima ultima in viso
darà luce alle malinconie.

Ho appena acceso la televisione, una notizia al telegiornale… si è sentita anche tra le tende dei poveri terremotati… si è appena sparsa la notizia che Stefano D'Orazio lascia i Pooh, appena dopo la tournée però…Gesù!!!!!!! Guardo "amici" si che lo guardo, guardo Xfactor altrochè! Quanta carne da macello! Dov'è Riccardo Fogli con la sua garbatezza e le sue belle melodie!? I cantautori moderni? De Gregori fa uscire le raccolte, sempre raccolte…mannaggia Quanto sono polemico! Ah che patologia sono le mie malinconie…! Telefono a Dora Famiglietti, la signora che aveva collaborato artisticamente con me. Mi risponde in modo strano, quasi non si ricorda più di me… una donna leone, grande, dalla spiccata sensibilità è stata da poco colpita dal morbo di Alzheimer. Quando vado a casa sua mi fissa, poi mi sorride con un sorriso distratto da bambina dolce e sognante, un sorriso schietto, sincero, forse come quello di suo figlio piccolino quando gli scappò di mano e andò incontro al suo destino. Dora, scriverà ancora una poesia per il suo bambino, l'ha pensata stanotte, quei pensieri li  raccoglierà e li metterà insieme, costruirà la rima o sarà una vera poesia,  libera, senza forzature, senza costruzioni, chissà se ci riuscirà.  L'indice batte sui tasti di quella vecchia "olivetti", quel rumore si ingigantisce echeggiando lungo le stanze settecentesche, si fermerà sui tasti di un pianoforte a muro e come per magia si intrecceranno le note di un Do maggiore… una voce dirompente canterà una canzone…sono arrivati gli zingari… Non voglio svegliarmi, voglio ancora sognare…col tempo cresce la passione, l'artista ha sempre un illusione, voglio ancora cantare…magari fino agli ultimi giorni della mia vita finchè avrò respiro. Mi vedrò bambino, combatterò le rughe del tempo con il fard, allungherò gli anni con il rimmel e i capelli ancora li "tingerò"… li tingerò per farmi da scudo a combattere il tempo, li tingerò per essere monello in eterno, tinteggerò tutte le mura del mio esterno per non farlo mai con l'anima…come sirene le voci di dentro…

"sono il sosia di me stesso"
La faccia è la mia ed è unica,
pesante o leggera                       
dolce e aggressiva, simpatica o antipatica
la porto in giro con disinvoltura 

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