Scrittore
PREFAZIONE
Dove va la musica? Come è il mondo della musica? Sono domande che ci si pone volentieri a cicli periodici, rispondendo in modo diverso a seconda delle suggestioni del momento, della postazione da cui si guarda o anche solo dall'umore del caso.
Questo libro, "Nudo integrale della musica italiana", scritto ripercorrendo la propria vita, legata da un cordone ombelicale alla musica, dà delle risposte esaurienti, convincenti, proprio perché provengono da un protagonista del mondo musicale che in modo franco, schietto, leale parla della sua storia con tanti piccoli quadri di vita vissuta. Tanti piccoli ma grandi episodi, tanti pugni ricevuti, ma anche gioie, perché andare a Sanremo per Gitano è il coronamento di un sogno inseguito, cercato, voluto e raggiunto a costo di immensi sacrifici.
Ma è tipico della natura umana non fermarsi, è tipico una volta raggiunto un obbiettivo porsene un altro magari più grande e allora il tanto decantato Sanremo diventa il trampolino di lancio per la conquista non del mondo musicale (impresa impossibile senza la Caselli di turno) ma delle piazze, della gente che sente l'autenticità, la genuinità del personaggio, la voglia matta di piacere e piacersi e ne decreta il successo.
Libro ironico, l'artista che parla, interroga e ascolta la propria coscienza avvalendosi di un corvo consigliere e sostenitore. Contraddittorio, che suggerisce il grande smarrimento del provinciale di fronte ad un mondo al quale si vuole appartenere e che si crede perfetto con le sue copertine patinate, con i suoi lustrini e le sue pailette perfino con le sue spietate logiche di mercato. Ma anche la sua grande rinuncia che in un attimo di sconforto sembra avere la meglio anche nella vita di Gitano dal momento in cui ci si accorge che forse non c'è gusto ad essere intelligenti ed originali.
Libro storico in senso minimale perché ripercorre tanti anni della musica italiana ed estera, da Robertino agli Avion Travel, dai cantautori di sinistra che a parole contestavano il sistema, poi firmavano contratti miliardari con le stesse multinazionali.
E poi la storia di tanti personaggi, faccendieri, intriganti, opportunisti, buffoni, sfruttatori, quelli che preferiscono apparire, quelli pronti a rinnegare se stessi, quelli che sono come canne al vento, quelli che si arrabattano alla ricerca della gallina dalle uova d'oro, quelli che si adattano ai modelli culturali-economici dominanti. Ma è anche il libro di autentici momenti di poesia, il ricordo di sua madre aleggia su tutta la storia, si avverte la presenza di una musa che guida il cammino a volte facile a volte travagliato dell'artista, musa che da conforto, musa prima tifosa del figlio che canta in chiesa, musa che investe i pochi soldi ricavati dalla vendita del formaggio per coronare non il proprio sogno ma quello del figlio.
In tanta mediocrità umana la figura della madre emerge con tutta la sua forza e con tutta la sua semplicità e con tutti i valori di una civiltà contadina ormai scomparsa.
Altra figura importante del libro è la figlia che fa compiere il salto di qualità al nostro artista perché gli dà la percezione della realtà che non è fatta solo di sogni ma anche di responsabilità, difatti c'è un passaggio cruciale del libro che testimonia il passaggio nella vita dell'artista dal mondo dei giochi, della giovinezza al mondo degli adulti ("mentre i miei amici giocavano io dovevo fra crescere mia figlia").
Un libro,questo, che si fa leggere volentieri, anche nei suoi personaggi negativi da cui, però, si traggono lezioni di vita, esperienze, dubbi che contribuiscono a tracciare il cammino, a tentare l'impossibile, a scendere a compromessi anche con la propria coscienza, perché il sacro fuoco della musica ormai ha avvolto in una specie di spirale perversa l'artista che ormai è incapace di uscirne, se non quando tutto è irrimediabilmente perduto.
"Cara musica ti avevo persa, oggi ti ritrovo", è questo il messaggio positivo che spunta dal libro, non le cattiverie, non il rapporto di parentela, non le saponette.
In questo ritrovare la passione di una vita, c'è già una nuova sfida: continuare, continuare, continuare a prescindere dai risultati; in fondo si può anche tornare insieme agli amici e ad una chitarra, a ripetere in piazza serate che danno il senso di appartenenza ad una comunità che vive lontano dai riflettori, dalle televisioni, dalle celebrità e che ti ascolta senza giudicarti.
Questa è la felicità così semplice, così facile da prendere, che qualche volta ci sfugge, per inseguire chimere ma sempre con la certezza che il domani sarà migliori di ieri.
Avv. Marcello Giulianini

PRESENTAZIONE
Chi scrive è tra i primi a credere in una dimensione valoriale di un modello culturale "Tocchese" ormai dileguatosi nella notte dei tempi: ergo, la ricerca sofferta dio un suo recupero. Il presente impegno atropo-etico e culturale va usato come strumento di osservazione, di lettura, di interpretazione che dialetticamente si sviluppa tra il reale e l'irreale,  il vissuto e l'immaginario costruito da un animo paradossalmente rimasto catturato dall'onirico della fanciullezza e della adolescenza di un mondo topografico, strutturale ed umano frantumato, polverizzato dall'ultimo terremoto dell'ottanta.
Accanto al recupero, a volte febbrile, di modelli culturali e comportamentali ormai annientati e spazzati dalla civiltà del post -moderno mass-multi-mediale della ipercomplessa cultura del "Villaggio globale" e dei self-microprocessori elettronici c'è lo slancio ingenuo di un progetto mirante a realizzare, prassificare un interconnessione intra ed intergenerazionale usando come strumento di comunicazione il vernacolo.
Quelle che l'autore chiama "Novelle" sono schegge tocchesi, squarci folcloristici, scenette di vita paesana animate da personaggi umili, semplici, popolani, comunque, sempre pregni di autentica humanitas.
Avvalendosi del vernacolo e della didascalia in lingua Tonino immerge il lettore (in particolare quello tocchese) in quadretti pittorici, teatrali, poetici che si sostanziano di sapore lirico, boccaccesco, tragico, veristico, fantastico, favolistico e fiabesco.
Animando luoghi, oggetti e facendo affacciare sullo scenario globale-tocchese medaglioni di vita con tono e sapore comico, satirico, umoristico, grottesco, pittorico offre una sociografia del tessuto sociale di un "Tocco Caudio" che fu.
L'ultimo medaglione e scena-teatro "Davanzale del paradiso" e la sublimazione-sogno ad occhi aperti, quali nenia che si perde nel tempo dei tempi, della esigenza esistenziale della ricerca di un Assoluto che collegato al verso di cui in epigrafe ci offre:
"…una fune per resistere
All'esistere angosciante
Di questi nostri tempi
Colmi di cos' tanti veleni
Che pur potremmo godere
Se all'esistenza di ciascuno
Fosse lasciato di progettare
Il proprio cammino
…arrampicandosi al cielo,
almeno quello della speranza.

Paolo Petraccaro

"Nelle vostre vene rudi, ecco, il mio canto versa
Un sangue divino"

PRESENTAZIONE
La ricerca mostra un attaccamento patico a volte morboso con punte costanti di pervicace tenacia a recuperare, custodire nella loro nuda originalità e verginità "le Toccheselle" cristalizzandole nei loro morfemi e fenomeni per proteggere, custodirle qual sacre reliquie da ogni forma d'inquinamento della civiltà post-moderna e mass-mediale.
Nostalgica, romantica e passionale è la riappropriazione della originaria vita, dell'anima Tocchese ricercata e costruita attraverso l'idioma incontaminato, "ruspante"; dal sapore nopn dotto, fin dalle sue origini, ma "d'erba e di rugiada" in tutte le sue 2894 voci.
L'autore espone attraverso la sua opera nella sua "galleria d'arte" l'autentica, pura anima Tocchese quale sublimazione delle Sue radici, delle Nostre radici che incarnandosi e prassificandosi nella quotidianità fannosi coscienza ed essenza metafisica della "Tocchesita".
L'autore traduce le voci italiane in dialetto, consente allo "straniero", al forestiero, all'ex terra di partecipare la "Tocchesita" formalizzata nelle "Toccheselle", parole unicamente indigene che costituiscono un lessico rigorosamente localistico, statico e popolano.
Tra l'altro, egli sottolinea l'intraducibilità linguistica di queste in quanto vissuti esistenziali di un habitat unico ed irripetibile.
L'autore preserva dalla contaminatio allogena un vernacolo singolare, unico irripetibile per i valori contenutistici che rinviano a tipici modus vivendi Tocchesi.
L'opera, appare oggi, quanto mai meritoria se si considera che si inserisce, a pieno titolo, nel dibattito culturale afferente la valorizzazione dei localismi che coinvolge sia i comportamenti dei soggetti in età evolutiva, sia l'esclation della macro e micro spernalizzazione mass-mediale.
Pertanto, lo "Attarulo" evidenzia un interesse di carattere antropologico-pedacogico affidato alle "Toccheselle", parti preponderanti di tutta l'opera, che lottano incessantemente contro l'edace tempo per perseverare l'arcana ed antica anima di un Paesello del sud.

Paolo Petraccaro   

Senza tradizioni il presente non sa di niente e il futuro ha le gambe corte.
Le tradizioni sono figlie delle radici e ci rendono vivi.
Le radici ci fanno belli dentro se si portano come fiori all'occhiello.